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19 Marzo 2026
Rifugi del Trentino: una ricerca per capire chi li vive e come cambia la montagna
È stata presentata presso Trentino Marketing, alla presenza dell'Assessore al Turismo Roberto Failoni, la ricerca dedicata ai frequentatori dei rifugi del Trentino, un lavoro che mette a fuoco profili, aspettative, comportamenti e orientamenti di chi vive la montagna in quota. Più che una fotografia statistica, è uno strumento utile per leggere in modo più consapevole il rapporto tra persone, territori e rifugi, e per accompagnare l’evoluzione dell’offerta senza snaturarne il senso.

La ricerca è stata svolta dal Servizio Turismo e Sport della Provincia autonoma di Trento, attraverso TSM-ADM Accademia della Montagna, in collaborazione con Associazione Gestori dei Rifugi del Trentino, Trentino Marketing e Università di Trento. La direzione scientifica è stata affidata a Gianluca Cepollaro di TSM-Accademia della Montagna, con il coinvolgimento, nel gruppo di coordinamento, di Roberta Silva per l’Associazione Gestori dei Rifugi del Trentino, Giulia Dalla Palma per Trentino Marketing, Federica Buffa e Umberto Martini per l’Università di Trento – Dipartimento di Economia e Management, e Alessio Bertò per il Servizio Turismo e Sport della Provincia autonoma di Trento. Al gruppo di lavoro hanno partecipato inoltre, per TSM-ADM, Steven Chiusole, Angelo Longo, Ilaria Perusin e Dario Ribaudo, e per Trentino Marketing Paolo Maccagnan. La supervisione è stata di Umberto Martini.

 

Il valore del progetto sta anche qui: nel fatto che la ricerca nasce da una collaborazione concreta tra chi studia la montagna, chi la promuove, chi la gestisce e chi la vive ogni giorno. Non un’analisi dall’esterno, ma un lavoro costruito mettendo insieme competenze diverse per capire meglio un luogo che, per il Trentino, è insieme presidio territoriale, esperienza culturale e infrastruttura di accoglienza.

Chi frequenta oggi i rifugi

 

Dal lavoro emerge un frequentatore “maturo”, non solo in termini anagrafici ma soprattutto per esperienza e consapevolezza. Quasi l’80% si definisce “esperto di montagna” e il 48% dichiara di avere dormito in rifugio “molte volte”; il livello di istruzione è elevato, con il 57,78% del campione laureato. È un pubblico che sceglie il rifugio cercando un’esperienza di immersione e distacco, che si informa in autonomia sul tragitto dell’escursione (il 62,9% lo fa direttamente) e che mostra attenzione ai temi ambientali. La montagna, in questo quadro, resta uno spazio di libertà, ma una libertà vissuta con crescente consapevolezza.

 

Le modalità di frequentazione, però, non sono tutte uguali. Gli italiani, che rappresentano il 52,4% del campione, si riconoscono più spesso come trekker o turisti occasionali, pernottano per uno o due giorni e vivono il rifugio come meta dell’escursione. Gli ospiti internazionali, pari al 47,6%, in particolare da Germania, Paesi Bassi, Stati Uniti e Regno Unito, mostrano invece profili più tecnici, con una presenza marcata di escursionisti d’alta quota e alpinisti, e utilizzano il rifugio come punto d’appoggio lungo itinerari di più giorni. Anche la socialità segue questa logica: si pernotta soprattutto in gruppi già formati, tra amici o in famiglia, confermando il rifugio come “guscio collettivo” più che come luogo di interazione spontanea tra sconosciuti.

Il rifugista come figura di riferimento

 

Uno degli elementi più interessanti riguarda il ruolo del rifugista. Più della metà del campione lo riconosce come interlocutore esperto, punto di riferimento per la sicurezza e la conoscenza del territorio, e non soltanto come operatore turistico. È un dato che restituisce bene il significato dei rifugi nella montagna contemporanea: non semplici strutture di appoggio, ma luoghi in cui l’esperienza passa anche dalla relazione con chi li gestisce.

Allo stesso tempo, la ricerca chiarisce un punto importante per chi si occupa di sviluppo dell’offerta: il rifugio trentino non viene percepito come un hotel-ristorante in quota, ma come un’infrastruttura di necessità. Tra i servizi ritenuti più importanti emergono soprattutto servizi igienici adeguati e la possibilità di prenotazione online, mentre altri elementi — come camere riservate, ampia flessibilità oraria, connessione internet o un’offerta gastronomica più strutturata — risultano secondari. Anche il tema del sovraffollamento appare più circoscritto di quanto spesso si immagini: la pressione viene percepita come contenuta e concentrata in alcuni momenti dell’alta stagione.

Sostenibilità, libertà e responsabilità

 

La ricerca conferma inoltre che la sostenibilità non è vissuta dai frequentatori come un tema accessorio. I pernottanti mostrano alti livelli di consapevolezza rispetto a questioni come scarsità d’acqua, energia e gestione dei rifiuti, e tendono ad accettare limitazioni quando queste sono chiaramente orientate alla tutela dell’ambiente. Più selettiva è invece l’adesione a misure percepite come controlli organizzativi sulla pratica della montagna, come l’accesso su prenotazione ai rifugi o ai parcheggi. In questo equilibrio tra libertà e tutela emerge un dato significativo: una frequentazione più sostenibile viene ricondotta non solo alle istituzioni (45,4%), ma anche ai comportamenti dei frequentatori stessi (34%).

Anche le modalità di informazione raccontano una montagna che cambia. Le fonti sono sempre più policentriche: il 31,8% fa riferimento a figure individuali — influencer, atleti, divulgatori — superando associazioni e brand di settore. Tuttavia, l’uso dei social media resta contenuto e ponderato: oltre la metà dei frequentatori presenta un profilo a bassa o bassissima esposizione e la maggior parte degli account ha meno di mille follower. Un segnale interessante, perché suggerisce che la montagna continua a essere percepita come spazio di disconnessione, più che di esposizione digitale.

Un presidio da leggere con più profondità

Il dato forse più importante è quello finale: il rifugio resta una struttura operativa della “montagna attraversata”, ma assume sempre più una dimensione simbolica. È insieme traguardo, punto d’appoggio, esperienza intensa e luogo di passaggio. In questo quadro, il rifugio si conferma un presidio territoriale e, sempre di più, una vera infrastruttura sociale e culturale della montagna, capace di sostenere pratiche diverse, livelli di esperienza differenti e molteplici modalità di relazione con l’ambiente alpino.

Per il Trentino, questa ricerca rappresenta quindi qualcosa di più di un’indagine: è una base di lavoro per capire meglio chi frequenta i rifugi, quali aspettative porta con sé e come accompagnare l’evoluzione della montagna mantenendo saldo ciò che la rende riconoscibile e autentica.