Dietro i tre giorni del Trentodoc Festival c’è quasi un anno di lavoro condiviso. Trentino Marketing, Provincia autonoma di Trento, Istituto Trentodoc, Corriere della Sera, case spumantistiche e operatori del territorio costruiscono insieme un programma che porta il metodo classico trentino dalle cantine alle città, trasformando un prodotto identitario in un’esperienza diffusa.
Ogni anno il Trentodoc Festival mette in relazione luoghi, soggetti e competenze diverse. Nell’edizione 2026 sono 170 gli appuntamenti distribuiti tra Trento, Rovereto e i territori di produzione: 133 iniziative nelle case spumantistiche, 15 Trentodoc Tasting, 7 Wine Talks, 6 Cook Tales e 9 Sparkling Stories, ai quali si aggiungono le degustazioni a Palazzo Roccabruna e le iniziative organizzate da bar, alberghi, ristoranti ed enoteche.
Numeri che restituiscono la dimensione del Festival, ma raccontano solo in parte il lavoro necessario per costruirlo.
Un programma che nasce quasi un anno prima
La preparazione della quinta edizione, in programma dal 25 al 27 settembre, è iniziata quasi un anno prima.
Trentino Marketing lavora insieme alla Provincia autonoma di Trento, all’Istituto Trentodoc e al Corriere della Sera, mettendo progressivamente in relazione il programma culturale del Festival con le proposte delle case spumantistiche e degli altri soggetti coinvolti.
Il ruolo dell’area Agrifood & Biodiversity è anche quello di accompagnare questo processo e contribuire a tenere insieme una pluralità di interlocutori, tempi e luoghi: le aziende associate all’Istituto Trentodoc, l’Enoteca provinciale, le Aziende per il Turismo e le Strade del vino e dei sapori, insieme al sistema dell’ospitalità e della ristorazione.
Un lavoro fatto di incontri, confronti e coordinamento, perché appuntamenti nati da soggetti diversi possano diventare parti di un unico Festival.
Dalle cantine alle città: una filiera che diventa esperienza
Il Festival nasce per portare il Trentodoc nei luoghi in cui prende forma e, allo stesso tempo, farlo dialogare con la città e con altri linguaggi culturali.
Per questo una parte rilevante del programma si svolge nelle case spumantistiche, dove il pubblico può conoscere più da vicino il prodotto, chi lo realizza e i territori da cui nasce. In parallelo, corti, palazzi, musei e giardini di Trento e Rovereto ospitano incontri, degustazioni e appuntamenti che mettono il Trentodoc in relazione con cucina, arte, design, letteratura e musica.
Il risultato è un’esperienza che si sviluppa su più livelli: dalla visita in cantina al confronto con produttori ed esperti, fino agli appuntamenti culturali in città. Un modo per avvicinare pubblici diversi e mostrare come il metodo classico trentino possa diventare una chiave di accesso al territorio, oltre che un prodotto da conoscere e degustare.
Come emerge anche dall’intervista al direttore artistico Luciano Ferraro, il Festival vede il Trentodoc come punto di partenza per aprire il dialogo con mondi culturali differenti e ampliare il pubblico degli appassionati e degli enoturisti .
La regia del Festival deve quindi tenere insieme due dimensioni: un grande appuntamento culturale e la rete produttiva e territoriale che dà origine al Trentodoc.
Costruire il palinsesto significa mettere d'accordo calendari, capacità di accoglienza delle cantine, disponibilità delle location in città e la coerenza tra un evento e l'altro, perché il festival non è una somma di iniziative isolate, ma un racconto unico che attraversa Trento, Rovereto e i territori di produzione.
Le 133 iniziative organizzate nelle case spumantistiche sono forse l’espressione più evidente di questo modello. A queste si affiancano degustazioni, talk, incontri e proposte che coinvolgono l’ospitalità e la ristorazione, allargando il Festival oltre i luoghi strettamente dedicati al vino.
Durante quei tre giorni, anche chi accoglie, cucina o accompagna gli ospiti sul territorio entra così nell’esperienza complessiva del Festival. Il metodo classico trentino non viene semplicemente presentato: viene messo in relazione con i luoghi, le persone e le competenze da cui nasce.
Un prodotto che contribuisce all’identità del territorio
Arrivato alla quinta edizione, Trentodoc Festival mostra come la valorizzazione di un prodotto agroalimentare possa andare oltre la promozione del prodotto stesso.
Il Trentodoc diventa una porta d’ingresso al territorio e alle sue componenti produttive e culturali. Il Festival rende questa relazione visibile, facendo lavorare insieme soggetti che durante l’anno operano in ambiti diversi e trasformando per tre giorni una filiera in un’esperienza accessibile al pubblico.


